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Home » Indennità di maternità con contratto a tempo determinato: diritti e tutele

Mag 25 2026

Indennità di maternità con contratto a tempo determinato: diritti e tutele

Indennità di maternità e contratto a tempo determinato: i tuoi diritti. Avvocato Maria Graziella Serra Alghero

I tuoi diritti in sintesi

  • Indennità garantita per tutti i 5 mesi di congedo obbligatorio. L’INPS copre l’80% della retribuzione. Molti contratti collettivi prevedono l’integrazione al 100% da parte del datore di lavoro per tutta la durata del contratto: verifica il tuo CCNL.
  • Tredicesima mensilità inclusa nel calcolo dell’indennità.
  • TFR (liquidazione) maturato regolarmente durante la maternità.
  • Quattordicesima e premi accessori se previsti dal tuo contratto collettivo.
  • Divieto di licenziamento fino alla scadenza naturale del contratto.

Questi diritti valgono per tutte le lavoratrici, anche con contratto a termine

Il Tribunale e la Corte d’Appello di Sassari hanno riconosciuto la pienezza di queste tutele anche per i contratti a tempo determinato: un caso che ho seguito personalmente e che conferma come questi diritti siano protetti dalla legge, senza eccezioni legate alla tipologia contrattuale.

Fonti: Sentenza Tribunale Sassari n. 429/2018 – Corte d’Appello Sassari n. 149/2022

Tutela della maternità e contratti a termine: facciamo chiarezza

L’indennità di maternità per un contratto a tempo determinato è un diritto fondamentale per tutte le lavoratrici. Tuttavia, accade spesso che interpretazioni errate della normativa generino dubbi e portino alla negazione di tutele essenziali.

Attraverso l’analisi di un caso concreto che ho seguito personalmente sia in primo grado che in appello, in questa pagina faccio chiarezza su cosa prevede la legge, confermando la piena tutela della maternità indipendentemente dalla tipologia contrattuale.

Il caso: quell’indennità di maternità ingiustamente negata

Una mia assistita, assunta con diversi contratti a tempo determinato presso un Ente Locale, si è vista negare il pagamento integrale dell’indennità di maternità.

Secondo l’Ente, le tutele previste dagli articoli 22 e 23 del D.Lgs. 151/2001 non sarebbero state applicabili ai contratti a termine. In particolare, dal calcolo dell’indennità andavano esclusi — sempre secondo l’Ente — i ratei di tredicesima e di TFR maturati durante l’astensione obbligatoria. Una distinzione che nella legge non compare mai.

Cosa prevede la legge

Gli articoli 22 e 23 del D.Lgs. 151/2001 stabiliscono che tutte le lavoratrici dipendenti hanno diritto all’indennità di maternità, indipendentemente dal tipo di contratto.

L’INPS garantisce un’indennità pari all’80% della retribuzione per l’intero periodo di congedo obbligatorio. È fondamentale sapere che il calcolo di questa indennità deve includere tutti gli elementi retributivi.

L’eventuale integrazione fino al 100% della retribuzione non è un obbligo di legge, ma dipende dal CCNL applicato e solo per la durata del rapporto di lavoro.

Non può esserci alcuna discriminazione: la maternità è tutelata allo stesso modo per tutte, come sancito dall’articolo 37 della Costituzione e dal diritto dell’Unione Europea.

La strategia legale: dal tentativo di dialogo alla causa dinanzi al Tribunale di Sassari

Prima di avviare un’azione legale, ho tentato un’interlocuzione con l’Amministrazione. Nonostante le norme sulla maternità non facciano alcuna distinzione basata sulla natura del contratto di lavoro, l’Ente ha mantenuto la sua posizione.

Di fronte a questo rifiuto, nel 2017 è stato necessario avviare un giudizio dinanzi al Tribunale di Sassari, Sezione Lavoro.

La sentenza di primo grado

Il Giudice del Lavoro, con la sentenza n. 429/2018, ha riconosciuto pienamente i diritti della nostra cliente. Nelle motivazioni si legge:

Il quadro normativo di riferimento … depone per una totale equiparazione del trattamento di maternità in favore delle lavoratrici anche cessate dal lavoro cui la legge, con la disposizione di cui all’art. 57, ha esteso l’istituto”.

La Corte d’Appello conferma: stessi diritti per tutte le lavoratrici

Nonostante la chiarezza della prima sentenza, l’Ente Locale ha presentato appello. La Corte d’Appello di Sassari, con la sentenza n. 149/2022, ha rigettato l’impugnazione, confermando integralmente la decisione del Tribunale.

I giudici d’appello hanno ribadito che la posizione dell’Ente:

non appare compatibile con il quadro normativo che disciplina in generale l’indennità di maternità riconoscendola anche alle lavoratrici in caso di risoluzione del contratto di lavoro”.

Fonti giuridiche: Sentenza Tribunale Sassari n. 429/2018 – Corte d’Appello Sassari n. 149/2022

E così finalmente la vicenda si è conclusa.
Resta però una domanda: era così difficile leggere attentamente le norme poste a tutela della maternità?

Ti trovi in una situazione simile?

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Novità 2026: il nuovo Bonus Mamme e i tempi della domanda

Dal 1° gennaio 2026, grazie alla nuova Legge di Bilancio (L. 199/2025), anche le lavoratrici con contratto a tempo determinato possono accedere al Bonus Mamme.
Si tratta di un’integrazione di 60 euro mensili completamente esentasse, erogata fino a novembre 2026, a patto che:
• il reddito imponibile non superi i 40.000 euro annui.
• siano presenti almeno due figli sotto i 10 anni (o tre figli se almeno uno è minorenne).
• il rapporto di lavoro sia in corso (il bonus spetta per le mensilità di effettiva vigenza del contratto).

Attenzione ai ritardi burocratici: Molte lavoratrici temono di perdere i diritti se la domanda all’INPS viene protocollata in ritardo. Sul punto è intervenuta la Cassazione (Ord. n. 7455 del 28 marzo 2026), stabilendo un principio fondamentale: il diritto al congedo e all’indennità sorge con l‘evento biologico del parto. Eventuali ritardi o disguidi tecnici non possono pregiudicare il tuo diritto economico.

Domande frequenti

Chi ha diritto all’indennità di maternità con contratto a termine?

Tutte le lavoratrici dipendenti, senza eccezioni. Il tipo di contratto non influisce sul diritto alla maternità.

Cosa succede se il mio contratto scade durante la maternità?

L’indennità ti spetta per l’intero periodo di congedo obbligatorio (5 mesi), anche se il contratto scade prima. Fino alla scadenza, il datore di lavoro anticipa l’indennità in busta paga. Alla scadenza del contratto, l’INPS subentrerà e ti erogherà direttamente l’indennità rimanente.

Attenzione alla pratica: per attivare il pagamento diretto, dovrai comunicare tempestivamente all’INPS l’avvenuta cessazione del rapporto di lavoro e fornire il tuo IBAN.

Posso essere licenziata se sono incinta con un contratto a termine?

No, non puoi essere licenziata prima della scadenza del tuo contratto a causa della gravidanza. Il divieto di licenziamento (art. 54 D.Lgs. 151/2001) ti protegge da un’interruzione anticipata. Alla scadenza naturale del contratto il rapporto termina, ma non perderai i tuoi diritti economici: continuerai a ricevere l’indennità di maternità dall’INPS per tutti i 5 mesi di congedo obbligatorio.

Quanto tempo ho per agire se mi viene negata l’indennità?

Hai 5 anni di tempo (prescrizione legale), ma agire subito è fondamentale per preservare prove e testimonianze.

La tredicesima e il TFR sono inclusi nel calcolo dell’indennità?

Sì. L’indennità di maternità erogata dall’INPS all’80% deve includere tutti gli elementi della retribuzione: stipendio base, ratei di tredicesima, TFR, quattordicesima e ogni altro compenso accessorio previsto dal contratto. Il caso che ho seguito in Tribunale a Sassari ha confermato esattamente questo principio.

Cos’è il Bonus Mamme 2026 e ne ho diritto con un contratto a termine?

Dal 2026 (L. 199/2025, art. 1, comma 207) le lavoratrici dipendenti a tempo determinato con reddito fino a 40.000 euro e almeno due figli sotto i 10 anni (o tre figli sotto i 18) hanno diritto a un bonus INPS di 60 euro mensili esentasse, da gennaio a novembre 2026. Il bonus spetta solo per le mensilità di effettiva vigenza del contratto.


Quando rivolgersi a un avvocato: segnali di allarme

Riconosci i segnali di violazione e agisci tempestivamente. Contatta immediatamente un avvocato esperto in diritto di lavoro se il tuo datore di lavoro compie:

Violazioni Economiche

  • Nega o riduce l’importo dell’indennità di maternità
  • Esclude tredicesima o TFR dal calcolo dell’indennità
  • Non ti liquida regolarmente il TFR maturato durante il congedo alla scadenza del contratto
  • Ritarda i pagamenti oltre i termini previsti dalla legge

Discriminazioni e Minacce

  • Minaccia il licenziamento o il non rinnovo del contratto a causa della gravidanza
  • Ti demansiona o isola al tuo rientro dalla maternità
  • Nega i permessi per le visite mediche obbligatorie
  • Applica trattamenti discriminatori legati alla maternità

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Ultimo aggiornamento: Maggio 2026
Fonti normative: D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico Maternità e Paternità) – Art. 37 Costituzione – L. 199/2025, art. 1, comma 207 (Legge di Bilancio 2026)

Fonti giurisprudenziali: Trib. Sassari n. 429/2018 – C. App. Sassari n. 149/2022 – Cass. Sez. Lav. ord. n. 7455/2026

Written by Avv. Maria Graziella Serra · Categorized: diritto del lavoro

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